
"Marrani": oggi si usa per indicare persone false, ipocrite, traditrici, che nascondono la propria vera identità, si fingono ciò che non sono, o agiscono con doppiezza. Nella Spagna e nel Portogallo medievale, i marranos - un termine spregiativo di probabile origine araba che significava "maiali" - erano gli ebrei convertiti forzatamente al cristianesimo, sospettati di praticare in segreto la religione ebraica. Dopo la Reconquista, per consolidare l'unità religiosa, i re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona impongono agli ebrei di abbandonare il regno entro pochi mesi oppure convertirsi al cristianesimo. Circa 80.000 ebrei scelgono l'esilio, altri, così come era già accaduto in passato, per sfuggire alle persecuzioni e alla violenza, si convertono al cristianesimo. Ma la conversione non porta la salvezza. Questi uomini e queste donne vivono sospesi tra due identità: per la Chiesa cattolica non sono credenti sinceri, ma nemici invisibili sospettati di praticare l'ebraismo in segreto. In bilico tra il passato da ebrei e il presente da cristiani, i marrani diventano prigionieri del sospetto. L'Inquisizione li osserva, li controlla, li perseguita. Così, ancora una volta, la fuga sembra l'unica via. Dall'Europa alle coste del Nord Africa, fino all'Impero Ottomano, cercheranno un luogo dove ricominciare, lontano dalla paura e dal trauma della diaspora. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Anna Foa.